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Il potere della democrazia contro quello della finanza

In tutta Europa i giovani attivisti contro il cambio climatico scioperano nelle strade chiedendo l’uscita dal nostro attuale modello economico, basato sui carboni fossili e supportato dagli investitori perché (ancora) ritenuto maggiormente profittevole. In Francia, normali lavoratori indossano giacche gialle e fronteggiano posti di blocco durante l’intero inverno protestando contro un programma di governo a favore di finanza e grandi aziende. In Grecia, i pensionati hanno organizzato un numero ormai incalcolabile di proteste contro misure di austerità che portano tagli alle loro pensioni, alle coperture sanitarie, all’accesso ai medicinali e spingono verso la marginalizzazione sociale, tutto per ripagare gli enormi prestiti destinati soprattutto a salvare le banche francesi e tedesche dal fallimento.

In realtà, tutte queste proteste sono collegate tra loro in quanto la crisi sociale e ambientale nella quale ci troviamo sono conseguenza delle politiche di finanziarizzazione che hanno trasformato le nostre economie e vite negli ultimi tre decenni.

Che fare dunque per deviare l’attuale percorso verso un’economia sostenibile? In occasione delle elezioni Europee, Finance Watch ha analizzato le proposte e gli impegni elettorali dei diversi gruppi politici, con l’obiettivo di promuovere un voto propriamente informato.

Alcune proposte elettorali curano solo i sintomi, tralasciando le cause degli attuali problemi.

Ad esempio il cercare di far ricadere maggiore responsabilità sulle spalle dei consumatori – è in effetti molto complicato optare per uno stile di vita completamente sostenibile in un ambiente dominato dai carboni fossili. Neanche “modernizzare” le nostre economie attraverso la riduzione della capacità di spesa pubblica può funzionare: solo gli Stati hanno un reale interesse nel ridirezionare i flussi di capitale verso un modello economico più sostenibile nell’interesse dei cittadini e nel lungo periodo. Il settore finanziario da solo non lo farà dato che la miopia nel ricercare rapidi profitti e la massimizzazione dell’interesse degli azionisti restano i principali obiettivi.

Altri partiti sembrano comprendere il bisogno di una riforma radicale del sistema finanziario che lo renda maggiormente stabile attraverso l’innalzamento dei requisiti patrimoniali, la separazione delle attività bancarie e una tassa sulle transazioni finanziarie. Si richiede anche che la finanza diventi più democratica, compreso l’accesso garantito ai servizi finanziari di base e la richiesta di maggiore trasparenza da parte delle istituzioni europee nel rendere conto del proprio operato.

I cittadini hanno il potere di scegliere e le nostre democrazie hanno il potere di cambiare le regole che l’economia e gli attori finanziari devono seguire. Questo può avvenire solo attraverso regole che limitino l’influenza dei rappresentanti degli interessi dell’industria finanziaria a margine del dibattito politico, innalzando i requisiti di trasparenza e introducendo regolamenti sul conflitto d’interesse e sulla libertà di movimento di figure di potere chiave del settore pubblico verso quello privato (anche detto fenomeno delle “porte girevoli”).

E’ arrivato il momento di concretizzare il potere della democrazia contro il potere della finanza, per dare forma ad un nuovo sistema finanziario di cui i cittadini si possano fidare e che agisca nell’interesse di un futuro giusto e sostenibile.

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